Vai al contenuto

“Aborto: è libertà di autodeterminazione, non chiamiamolo diritto”. Intervista di Francesca Izzo all’Huffington post.

Intervista a Francesca Izzo all’Huffington post: 

“L’aborto è libertà di scelta garantita dalla legge. Il termine ‘diritto’ nega la peculiarità femminile” 

di Linda Varlese

La fondatrice di Se non ora quando spiega ad HuffPost perché invece si dovrebbe puntare sulla tutela della libertà di scelta delle donne. E soprattutto racconta come l’interruzione di gravidanza sia di nuovo diventata “una questione di posizionamento politico”

“In vista delle elezioni europee le varie forze politiche si stanno posizionando utilizzando anche il tema dell’aborto come elemento identitario”, ci dice Francesca Izzo, storica del pensiero moderno e contemporaneo e tra le fondatrici del movimento “Se non ora quando”, commentando il recente dibattito politico italiano interessato prima all’emendamento alla legge 194 presentato dal Governo e poi, in risposta, alla proposta del Movimento 5 Stelle di inserire l’aborto in Costituzione, come avvenuto in Francia.

“Le forze conservatrici o anche apertamente reazionarie puntano a mettere in discussione quella che è stata una conquista fondamentale, cioè la libera scelta delle donne nel campo della procreazione e l’autodeterminazione sul proprio corpo. Questo è quanto accade negli Stati Uniti e poi nella Russia putiniana dove c’è un ritorno massiccio ad un’alleanza tra tradizionalismo religioso dell’ortodossia e lo Stato o tra i fondamentalismi religiosi nel sud del mondo. I segnali sono arrivati anche in Italia da parte di alcune forze della maggioranza. Sono convinta che questo emendamento al Pnrr, nello specifico, approvato in Commissione Bilancio, è soltanto un ribadire un passaggio della legge 194 che non cambia nulla. Ma il fatto di presentarlo come un emendamento è un segnale, un posizionamento”.

Nessuna novità, dunque. Ma le opposizioni sono saltate sulle sedie, intavolando un dibattito animato.

Certo, non si capisce perché si deve fare un posizionamento che ribadisce, ma non cambia nulla su questo tema. Quella dell’interruzione volontaria della gravidanza è una questione che è bene lasciare nella forma raggiunta con la legge 194. Andrebbe applicata meglio: come la questione dell’obiezione di coscienza che credo sia molto importante che venga mantenuta, però non può essere una maniera con cui si blocca la libera scelta delle donne.

Il M5s ha presentato un disegno di legge che ricalca quello che è accaduto in Francia con l’inserimento del diritto di aborto in Costituzione.

Non chiamiamolo diritto di aborto. Non è quello che è scritto nella Costituzione francese, infatti. Nella legge che è stata approvata non viene usato il termine diritto. Il testo francese dice: “La legge determina le condizioni in cui viene esercitata la libertà garantita alla donna di ricorrere a una interruzione volontaria di gravidanza”. Si parla di libertà e condizioni in cui si esercita tale libertà, ma non di diritto.

Quale è la differenza?

La differenza è fondamentale. Infatti la legge 194 non parla mai di diritto, si è cominciato a parlare di diritto in maniera impropria. Il diritto è una prerogativa soggettiva che viene affidata al singolo, è un qualcosa di assolutamente personale ed individuale ed è uguale per tutti. Se uno usa il termine diritto per l’aborto, si può sollevare la questione del diritto del padre del feto e del feto medesimo. Si rompe, dunque, quel carattere peculiarissimo, specifico, rappresentato dal riconoscimento della libertà femminile, che ha un corpo che potenzialmente dà la vita, a cui viene riconosciuta la libertà di scelta. Questo è il punto. La cosa straordinaria della legge 194 è che appunto viene riconosciuta l’assoluta specificità del corpo femminile e quindi per questo non si usa il termine diritto che invece sarebbe omologante. L’interruzione volontaria di gravidanza, inoltre, non è oggetto di esercizio di un diritto positivo come il diritto allo studio, al lavoro, alla salute. Siamo in un campo diverso. 

La legge francese inserita in Costituzione può essere equiparata alla nostra 194?

No, proprio perché la legge francese è in Costituzione. Significa che prima di poter cambiare una legge bisogna avere la maggioranza dei due terzi in Parlamento oppure indire un referendum. Per mettere in sicurezza l’aborto, dato che anche in Francia si prevede l’arrivo di maggioranze che potrebbero metterlo in discussione, si è pensato di inserire il comma in Costituzione.

E’ quello di cui si preoccupano le opposizioni in Italia per cui intendono mettere l’aborto in sicurezza?

E’ stata riaperta una diatriba ideologica pesante sull’aborto. La destra si è mossa e a questo punto anche le opposizioni, ma sarebbe il caso che non si usasse il termine diritto perché si tratta di autodeterminazione e libertà di scelta. Questo è il punto che va salvaguardato, il cuore della legge sull’aborto. Io che mi sono battuta con tutte le mie forze negli anni ’70 per ottenere la libera scelta per le donne all’interruzione della gravidanza, rimango impressionata quando sento parlare di diritto perché c’è l’omologazione delle donne a un corpo neutro. Con la legge 194, invece, per la prima volta le donne entravano con la loro differenza nel campo della policy ed è stata una cosa straordinaria e la legge la rispecchia proprio perché non adopera il termine diritto che è un’espressione neutralizzante.

La 194 è perfettibile?

E’ di un equilibrio straordinario, ma va applicata in tutte le sue parti. Va evitata l’ideologizzazione: far entrare nei consultori associazioni fortemente ideologizzate che tendono a colpevolizzare le donne, non è tollerabile. Tra l’altro oggi le donne sono in grado di sapere quello che vogliono, non devono essere indottrinate, non sono in uno stato di minorità morale.

it_ITItalian