C’è stata davvero “Un’ondata verde” nelle elezioni comunali in Francia?

Gli ecologisti francesi hanno conquistato lo scorso 28 giugno sette delle 40 più grandi città francesi (più Marsiglia che rappresenta un caso a sé).

Precedentemente, Europe Écologie-Les Verts (EELV) gestiva una sola città sopra i 100mila abitanti, Grenoble. Adesso i verdi governano sette grandi città: Grenoble, Strasbourg, Annecy, Besancon, Lione, Tours e l’importante città metropolitana di Lione.

A Marsiglia, la nuova sindaca eletta al “terzo turno” (in quella città, così come a Parigi e Lione, l’elezione avviene nel Consiglio comunale), Michèle Rubirola, è una storica esponente dei verdi ma non è stata sostenuta dal suo partito al primo turno (gli ecologisti avevano presentato un altro candidato). Ha vinto grazie all’alleanza del “Printemps marseillais”, la Primavera marsigliese, che raggruppava tutte le forze di sinistra (con l’esclusione del partito socialista e di una parte della France Insoumise) e all’accordo raggiunto successivamente in Consiglio con una storica esponente del PS rappresentante dei quartieri nord della Città, quelli dell’edilizia popolare.

Ma questo successo si inserisce in un contesto di calo impressionante della partecipazione che supera a fatica il 40%. C’è dunque il rischio di sopravalutare questi risultati. Nessuna offerta politica ha convinto una maggioranza di elettori. È difficile trarre un bilancio nazionale in questo oceano di astensionismo. Gli abitanti dei quartieri popolari hanno disertato massicciamente il voto. In alcuni quartieri l’astensione ha raggiunto l’80%. Il Covid spiega solo in minima parte questi dati. Si tratta di un sommovimento più profondo.

Jean-luc Mèlenchon ne ha dedotto che “la maggioranza del popolo francese pratica uno sciopero civico. Che rappresenta un’insurrezione fredda contro tutte le istituzioni del paese … Si tratta di un momento complicato e pericoloso della vita della nazione”.

L’elettorato che è andato a votare il 28 giugno era prevalentemente urbano, politicizzato, appartenente per lo più alle classi medie e superiori. Nella banlieue parigina i verdi non passano. Tolta Parigi, la regione parigina vede il classico confronto tra il partito comunista e quello socialista oppure tra la sinistra e la destra.

Oggi il voto ecologista si concentra verso la frontiera con la Germania (Strasbourg, Besancon) e nella Regione Rhone-Alpes (Annecy, Grenoble, Lione), i territori dove l’ecologismo ha un impianto storico.

Le liste guidate dai verdi che hanno vinto, erano dappertutto liste di coalizione con le sinistre (comunisti, socialisti, France Insoumise, Génération.s, liste civiche).

In ogni caso, il successo verde è innegabile e gli esponenti di EELV ora rivendicano la loro egemonia nel campo della sinistra in vista delle elezioni presidenziali del 2022.
Ma la questione non è affatto risolta. Ci sono diverse leadership a sinistra. Quando si tratterà di elezioni nazionali, non è così evidenti che i verdi siano i meglio attrezzati per affrontare temi sociali, economici, istituzionali e securitari.
I verdi stessi sono divisi tra chi propugna l’autonomia strategica dell’ecologismo e chi vuole costruire un blocco ecologista e sociale. Nella campagna elettorale per le comunali i verdi si sono collocati o molto a sinistra (come a Marsiglia) o su una posizione centrista (Bordeaux, Lione).

La vera vittoria dei verdi è forse più culturale che non strettamente elettorale. Lo stesso PS che è riuscito a mantenere le sue posizioni a Parigi (Hidalgo), Nantes, Rennes, o che vince ex-novo a Nancy, vince su tematiche ecologiste. Martine Aubry, che peraltro vince di misura nel suo storico bastione di Lille, afferma di avere inteso con forza in tutta la Francia, il messaggio della necessità della transizione ecologica.

È riapparsa anche la classica divisione destra/centrosinistra, con una qualche prevalenza della destra gollista. I socialisti hanno mantenuto molte delle loro posizioni locali recuperando voti che alle presidenziali erano confluiti sul partito di Macron, la République en marche. Ma in realtà la tendenza di fondo registra un loro ridimensionamento rispetto ai risultati del 2014. Mai il partito nelle elezioni municipali aveva controllato così poche città di più di 30mila abitanti.

Il PCF continua il suo lento declino, perdendo posizioni nella ex-cintura rossa di Parigi, ed in particolare nel Dipartimento della Seine-Saint-Denis. Montreuil è l’ultima città di più di 100mila abitanti amministrata da un sindaco comunista. Nella regione parigina (Ile-de-France) il PCF controllava nel 1977 147 comuni che oggi si sono ridotti a 34.

Il Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, ha perso quasi la metà dei suoi consiglieri comunali rispetto al 2014 (871 contro i 1.498 eletti in precedenza). Ma la sua debole presenza locale non pregiudica le sue chance per l’elezione presidenziale del 2022. Il RN ha un grave deficit di quadri locali. In ogni caso, oltre a conquistare Perpignan, i suoi sindaci sono stati riconfermati con uno scrutinio netto, quasi sempre al primo turno ed a volte con un voto plebiscitario.

La France Insoumise, che ha partecipato per la prima volta ad un’elezione comunale, era presente al secondo turno in 200 città. Quasi sempre in alleanza con altri raggruppamenti di sinistra e/o con i verdi. A volte a sostegno di liste civiche e popolari. In realtà, il movimento non si è molto impegnato in questa scadenza, preferendo mobilitarsi contro la riforma delle pensioni. Nessuno dei suoi leader si è presentato nella competizione. La vera partita si giocherà nel 2022 con l’elezione del Presidente della Repubblica. LFI ha confermato il suo carattere di movimento che da un lato lascia una grande libertà di movimento alle strutture locali (che a volte si dividono sulle scelte delle alleanze in loco come a Marsiglia), dall’altro hanno un comune rapporto di dipendenza nei confronti della figura carismatica di Mélenchon che ne delinea le scelte strategiche.

Sandro De Toni

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