Non è rispettato in Italia e in Europa l’obbligo di parità di retribuzione tra donne e uomini

Il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds)del Consiglio d’Europa ha richiamato Italia per non aver rispettato l’obbligo di adottare misure per promuovere il diritto alle
pari opportunità delle donne nel mercato del lavoro.
Il Ceds esprimendosi sul reclamo presentato dall’o.n.g University Women of Europe, ha formulato formale richiamo: “l’Italia ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti  progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari  retribuzione”.
Sono stati esaminati dal comitato altri 14 paesi:Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia,  Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca,  Slovenia e Svezia.
Tranne la Svezia in tutti questi paesi sono state rilevate violazioni, e solo Belgio e Cipro appaiono almeno aver realizzato progressi in materia di parità di retribuzione.
Quindi sostanzialmente in Italia come in Europa continua a sussistere tra donne ed uomini un divario retributivo inaccettabile che mette spesso le donne nella condizione di abbandonare il proprio posto di lavoro scegliendo, nell’economia familiare, di privilegiare l’attività del marito fonte di migliori introiti.
Gravissima rimane poi la condizione delle famiglie monoparentali con capofamiglia donna: separate, divorziate, donne sole con figli o con parenti a carico molto spesso persone non autosufficienti anziane o disabili.
Nella maggioranza dei casi il carico del lavoro di cura e di assistenza rimane tutto sulle spalle di donne con stipendi bassi, massacrate da ritmi impossibili e gravate da un’immensa fatica, in assenza di politiche di conciliazione e di adeguati servizi.
L’epidemia da coronavirus ha svelato come le donne costituiscano in tutto il mondo la maggioranza dei lavoratori essenziali, ma questa realtà ormai acclarata non sembra aiutarle in alcun modo.
Qui da noi, nel decreto rilancio mancano investimenti ad hoc per l’occupazione femminile, ne’ un serio piano di interventi in materia di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, ne’ tantomeno si punta al potenziamento della spesa sociale e al rafforzamento del welfare.
Il divario retributivo tra donne e uomini è destinato così ad allargarsi e a diventare francamente inaccettabile in una società che voglia definirsi democratica ed equa. Recentemente è illuminante un intervento di Irene Montero deputata spagnola di Podemos, che ribadisce, rispondendo alle dichiarazioni di Vox, come non sia responsabilità delle donne e del loro scarso impegno, il non riuscire spesso a trovare un lavoro dignitoso, ma piuttosto il risultato avvilente di una condizione difficile e faticosa e di un sistema patriarcale.
La Montero sottolinea che è compito della politica , assumersi la responsabilità del lavoro di riproduzione e di cura, indispensabile alla sopravvivenza ed allo sviluppo della società, e che va quindi riconosciuto come necessità collettiva e prioritaria.
Questo è probabilmente il nodo maggiore da affrontare per realizzare una condizione di reale parità tra donne ed uomini, la gestione da parte dello Stato di un pezzo enorme di lavoro che esiste, che non è in alcun modo riconosciuto o valutato in termini economici ma scaricato interamente sulle spalle delle donne e in ogni caso gestito in maniera del tutto “privata” all’interno del singolo nucleo familiare.
L’ ennesima vicenda che ci parla della discriminazione delle donne mette ulteriormente in luce l’ipocrisia e le contraddizioni dell’Unione Europea che non esiste come entità politica, ma solo come insieme di trattati economici, funzionali a garantire gli attuali assetti ed i privilegi di pochi.
La UE non può limitarsi a stigmatizzare una condizione di ingiustizia e diseguaglianza, ma in una crisi economica di portata gigantesca, come quella che stiamo vivendo in seguito alla Pandemia, deve necessariamente intervenire attraverso la BCE e assicurare tutto sostegno economico necessario ed immediato.
Il governo italiano chieda questo all’Europa anziché perdersi in una discussione sull’adesione al Mes, tanto rischiosa ed inopportuna da non suscitare giustamente alcun interesse da parte di Spagna, Portogallo, Grecia o Francia.
Va invece fatto un grande sforzo per assicurare la parità salariale alle donne italiane, per garantire loro pari opportunità professionali e per realizzare misure positive di conciliazione tra la vita professionale e personale. Nei giorni terribili che abbiamo attraversato, negli ospedali così come dietro le casse dei supermercati e in tanti ruoli indispensabili, le “lavoratrici essenziali” hanno fatto si che il paese andasse avanti, ora rischiano proprio loro di essere le prime a pagare le conseguenze devastanti dell’emergenza.
Deve essere priorità per questo Governo e per l’Unione Europra, impedire che questo paradosso si realizzi, ed impegnarsi attraverso azioni concrete e stanziamenti adeguati a realizzare quanto è necessario, per assicurare alle donne un lavoro ed un salario dignitoso ed una reale condizione di parità economica e sociale.
Melinda Di Matteo
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